Dopo oltre 3 anni di coro unanime a favore dello “stadio mondiale” di Krause, ecco politica, stampa, opinionisti e blogger compiere un’inversione a “U” in piena regola

Nella palude in cui si è insabbiata la ultradecennale vicenda del “nuovo Tardini”, tra battaglie legali effimere e controproducenti, inutili campagne eco-ideologiche dei no stadio e un’amministrazione comunale favorevole a parole ma temporeggiatrice nei fatti, la nuova parola d’ordine è: “progetto a stralci”.

Per dirla in altri termini: “non si possono tenere i tifosi (lettori ed elettori) lontani dalla loro “casa” per i 3 anni necessari a realizzare uno stadio faraonico con cantiere a fase unica, bisogna ridimensionare il progetto e prevedere una realizzazione a stralci.”

Stanno provando a raccontarci che con “minime modifiche” il progetto può essere realizzato a stralci, che poco o nulla cambierà nell’iter approvativo e quindi non si dovrà ricominciare tutto da capo.

Una “sbianchettata” a qualche dettaglio del progetto definitivo, sul quale la Conferenza dei servizi sta discutendo da 18 mesi, una piccola aggiunta ad alcuni documenti progettuali… et voilà tutto rientra nei binari del consueto opaco ottimismo e si può andare avanti senza ulteriori ritardi.

Qualcosa sta cambiando?

Dopo oltre 3 anni di coro unanime a favore dello “stadio mondiale” di Krause, questa improvvisa inversione a “U” in piena regola da parte di politici, stampa, opinionisti e blogger appare perlomeno singolare.

Ad aprire le danze del nuovo corso è stato proprio l’assessore Marco Bosi. Da strenuo sostenitore dello “stadio mondiale” e delle infinite capacità economiche di Krause, nella seduta del Consiglio comunale del 24/2/2025 è passato invece a parlare di progetto a stralci e a chiedere garanzie addirittura pari all’intero costo di realizzazione del nuovo impianto: “il Comune si farebbe garantire con fideiussioni che tutelino al 100% i costi di tale progetto e cantiere”, testuali parole.

Se nella seduta delle Commissioni II-IV-VI del 6/4/2021, all’allora vicesindaco Bosi e agli altri consiglieri e assessori presenti, tutti silenti, quindi, senzienti, era bastata come “garanzia” la surreale dichiarazione di Krause di essere “benedetto” dall’Altissimo (vedere e ascoltare per credere), adesso dalle parole dell’assessore Bosi emergono ben più realistiche richieste di fideiussioni bancarie.

Cosa è cambiato?

Qualcuno forse si è accorto che in Iowa sono più di 20 anni che il tycoon americano sta cercando di costruire il suo soccer stadium e nonostante sia riuscito a ottenere fondi pubblici per quasi il 50% del costo di realizzazione, nel frattempo lievitato a $ 95 milioni, ancora oggi è tutto fermo perché non riesce a trovare poco più di $ 18 milioni?

Qualcuno inizia a chiedersi come fa una società di calcio, che in soli 4 anni e 4 mesi ha bruciato più di € 350 milioni di perdite e viene tenuta in vita soltanto grazie a ingenti e continui conferimenti di capitale che hanno ormai raggiunto la cifra monstre di mezzo miliardo, a garantire la propria sopravvivenza (si legga: continuità aziendale) per i decenni a venire?

Qualcuno ha cominciato a rendersi conto che realizzare il nuovo Tardini in partenariato pubblico privato, visto anche il piano economico finanziario palesemente irrealistico, comporta enormi rischi (€ 1,5 miliardi in 90 anni) per le finanze del Comune?

Non possiamo sapere cosa è cambiato per i nostri pubblici amministratori, ma gli indizi che il “vento sta cambiando” sono sempre più numerosi ed evidenti.

Quando c’erano “loro” gli stadi “arrivavano in orario” e si facevano a stralci

Leggendo tra le righe delle dichiarazioni di politici e stampa locale si noterà come la schiera dei nostalgici del primo progetto, quello dei “sette” di Nuovo Inizio, ogni giorno acquista nuovi estimatori. Se ancora non si è arrivati a una vera e propria critica frontale a Krause, gli appelli a un suo “ravvedimento”, sia per quanto riguarda lo stadio che per la gestione sportiva del club, si fanno sempre più significativi e frequenti.

La vicenda del nuovo Tardini assomiglia sempre più a una di quelle fiction TV che non finiscono mai, ma proprio per questo destinata inesorabilmente a perdere ascolti.