Sono trascorsi 18 mesi da quando Krause ha presentato il progetto definitivo del nuovo stadio Tardini ed è ancora tutto fermo alla Conferenza dei servizi

Oggi ricorrono 18 mesi da quando la società Parma Calcio 1913 S.r.l. ha presentato in Comune il progetto definitivo del nuovo stadio Tardini.

La Conferenza dei servizi incaricata di valutarne la fattibilità è stata indetta il 21/9/2023.

Dopo le prime dichiarazioni trionfalistiche del sindaco Michele Guerra e dell’assessore allo sport Marco Bosi, che ne annunciavano la conclusione entro massimo 60 giorni con esito favorevole scontato, il procedimento risulta tuttora in alto mare e su di esso è calato il silenzio della politica e del club. L’ultimo aggiornamento sulla pagina web del Comune dedicata al progetto risale al 28/2/2024.

Altroché “burocrazia”, il vero problema è che mancano i soldi

Se qualcuno crede che la causa dei ritardi sui progetti dei nuovi stadi di calcio sia la “burocrazia” o le lotte dei comitati no stadio o i vincoli urbanistici si sbaglia di grosso, il vero problema è che mancano i soldi.

Chi aveva le disponibilità finanziarie i nuovi impianti sportivi li ha realizzati senza problemi e senza avvalersi della “Legge Stadi”. Gli altri hanno invece preferito buttare la palla in tribuna, scaricando la colpa sulla troppa “burocrazia”, in attesa che il Governo mettesse mano al portafoglio. A Milano, come a Roma, a Bologna e a Parma, le proprietà delle squadre di calcio stanno aspettando, nella più classica tradizione italica, che arrivi la solita “pioggia dorata” di finanziamenti pubblici.

Si veda Stadio Tardini: altro che burocrazia!

Oneri al pubblico e profitti ai privati: “Ci aspettiamo un fondo per gli stadi che consenta di investire per rinnovarli.”

Come ci conferma il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, intervistato il 10/3/2025 nella trasmissione La Politica nel pallone di Radio Rai Gr Parlamento, il problema è che mancano i soldi: “Ci aspettiamo un fondo per gli stadi che consenta di investire per rinnovarli. C’è bisogno di uno sforzo comune tra club e Stato.”

In altre parole: oneri al pubblico e profitti ai privati che avranno in gestione gli stadi.

Il partito (trasversale) del mattone si allea con quello del pallone

Un sistema calcio cronicamente in perdita e che affoga nei debiti — la sola Serie A ha un indebitamento di € 4,6 miliardi e negli ultimi 5 esercizi ha registrato perdite pari a € 3,5 miliardi — pretende fondi pubblici per realizzare stadi a beneficio esclusivo dei club, con l’illusione che i nuovi impianti sportivi finanziati con i soldi dei contribuenti possano sanare in qualche modo un sistema irrimediabilmente malato.

Ecco fatta l’alleanza: il partito del mattone, trasversale a tutto l’arco parlamentare, si allea con quello del pallone. Il tutto a spese dei contribuenti.

Gli stadi, Tardini compreso, si faranno solo quando a pagarli saranno i contribuenti

Del resto a Parma il dibattito sul Tardini è stato subito incanalato da stampa locale, politica e comitati no-stadio sul binario morto della disputa tra tifosi desiderosi di avere lo stadio in centro e residenti contrari alla sua ricostruzione in loco.

Tutti, ma proprio tutti, sono stati sempre attenti a non toccare il tema economico.