Dopo l’Anticorruzione, la questione economica del progetto del nuovo Tardini finisce sotto la lente d’ingrandimento della giustizia Amministrativa

Stamane, in tutta “riservatezza”, presso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Parma, si è tenuta l’udienza sul ricorso presentato da alcuni cittadini contro il Comune di Parma e la società Parma Calcio 1913 S.r.l. riguardo al progetto di rifacimento dello stadio Ennio Tardini.

Considerato l’interesse della città sulla questione del nuovo stadio, posto che l’udienza era pubblica e i cittadini avrebbero potuto partecipare, ha sorpreso la mancanza di pubblico. D’altro canto non poteva essere diversamente, dal momento che non è stata divulgata alcuna notizia in merito.

Molte le istanze discusse, tuttavia le tematiche che hanno provocato la reazione più agguerrita da parte dei legali del Parma Calcio sono state quelle inerenti alla questione economica e l’intervento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) in merito al divario esorbitante e incomprensibile tra i valori del progetto preliminare e quello definitivo.

È evidente che non tutto procede come sperato o voluto dal Comune e dal Parma Calcio, ma soprattutto che la questione economica è quella dirimente. Ciò potrebbe spiegare anche la latitanza della Conferenza dei servizi che, dopo oltre 17 mesi dalla sua convocazione, non si è ancora espressa.

Si vedano Stadio Tardini: perché l’Autorità Nazionale Anticorruzione è intervenuta, Michele Guerra: “lo stadio deve restare pubblico” e così i cittadini rischiano di (ri)metterci fino a 1,5 miliardi in 90 anni!